Associazione C'He.La. Vie onlus
16/01/2016

Una centrale a biomasse a Capaccio? No grazie.

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Dopo un anno dalle prime proteste e diverse interrogazioni parlamentari, il Consiglio dei Ministri n.99 dell′8 gennaio 2016 ha sancito, dietro parere positivo dell′Istituto superiore di sanità, che i lavori di costruzione per la centrale a biomasse nella località Sorvella del Comune di Capaccio possono iniziare.
La decisione ha tuttavia scosso la sensibilità popolare, poiché a nulla sembra valere la volontà di chi in queste terre ci vive e che teme per la propria salute e quella dei propri figli. Non parlando, poi, dei riscontri economici che la costruzione di un impianto di questo genere potrebbe avere su questo territorio. Basti pensare alle tante produzioni D.O.P. agro-casearie che si ricavano in queste terre e che difficilmente potrebbero essere vendute con tanto profitto a chi, visitando la zona, sa della presenza di una centrale a biomasse e quindi alla tendenza negativa che l’intero turismo, motore di questo comune, prenderebbe.
Eppure questa decisione sembra scontrarsi con tutti i vincoli presenti. Paestum è Patrimonio dell’umanità e dell’U.N.E.S.C.O. e parte del Comune è nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni. Sarebbe impensabile costruire in un posto simile.
Ma facciamo chiarezza su cosa sia una centrale a biomassa e cosa la differenzia da un inceneritore o un termovalorizzatore.
Nel caso delle biomasse la materia prima è composta da materiale ecocompatibile, in gran parte legname, residui delle attività agricole o delle lavorazioni del legno (potatura degli alberi, segherie ecc.). Le biomasse prima di essere bruciate devono essere tuttavia trattate per aumentarne la resa energetica. Le biomasse "vergini", sono inizialmente frammentate in piccoli pezzi e sottoposte ad asciugatura dell′umidità. L′incenerimento finale produce il calore necessario per scaldare la temperatura dell′acqua che passa nella caldaia e, divenuta vapore, passa in una turbina generando corrente elettrica.
Un termovalorizzatore (comunemente chiamato anche inceneritore), invece, è in grado di utilizzare qualsiasi tipologia di rifiuto come combustibile. La combustione quindi prevede anche l′utilizzo di sostanze che possono essere davvero molto dannose per l′ambiente che ci circonda, come le diossine.
Pertanto la principale differenza tra l′incenerimento in un termovalorizzatore ed in un impianto a biomasse è la "natura" ecocompatibile del materiale destinato ad essere incenerito.
Ci si può chiedere chi di noi non ha un camino e non brucia legna per riscaldarsi? Quale contadino non brucia l’erbaccia? Questo però non ci rassicura affatto. Si ha notizia infatti che in diverse parti d’Italia siano presenti centrali nate per la produzione di energia mediante combustione di biomasse che poi sono state convertite per permettere l’incenerimento di rifiuti solo perché in tal modo erano economicamente più redditizie (Massafra, Cutro e Manfredonia). Inoltre dati statistici I.STAT., come denuncia la L.I.L.T. della Provincia di Lecce nel 2013, dimostrano che l’impianto di centrali a biomasse, come centrali per termovalorizzazione, comporta un aumento dell’incidenza di casi tumorali in particolare a carico dei polmoni. Questo perché nei fumi che si producono con la combustione del legno sono presenti numerose sostanze tossiche e cancerogene: benzene, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici (IPA), diossine, polveri fini e ultrafini (Fonte: E & P 2012 Gennaio-Febbraio). La grande quantità di materiale bruciato, necessaria per mantenere un impianto a regime, può produrre inevitabilmente grandi quantità di inquinanti per le terre circostanti e per la salute della popolazione. I fumi porterebbero nell’atmosfera inquinanti in un’ampia macro-area che si estende ben oltre il Comune di Capaccio. Nel raggio di 20-30 Km nessuno sarebbe al sicuro e fenomeni di inversione termica renderebbero l’aria irrespirabile con un paesaggio irriconoscibile che molto ricorderebbe le immagini della Cina che si vedono in televisione.
Per ora diversi sono i comitati cittadini attivi e le petizioni on-line per la raccolta di firme contro questo scempio e diverse sono le persone che si stanno impegnando perché non venga messa la prima pietra.
La politica farà il suo corso e noi non possiamo fare altro che informare e lottare per un diritto universale, il diritto alla salute. Vedremo come andrà a finire...